Il lavoro più bello del mondo

Quando è scoppiata la pandemia, ormai quasi un anno e mezzo fa, semplicemente non ho retto. È tornata a galla l’ipocondria che tenevo a bada ormai da anni e all’improvviso sono tornato a essere il ventenne che soffriva di attacchi di panico ed era convinto che presto sarebbe morto di infarto, tanto da andare più volte a settimana in pronto soccorso.

Immaginate come abbia potuto reagire un tizio così a una pandemia letale. Semplicemente ho mollato tutto, a cominciare dal lavoro. Un lavoro che amo follemente ma che in quel momento per me non contava più niente. Avevo solo paura di morire. Nel giro di 5 minuti ho comunicato la mia decisione presa d’istinto e sono andato a casa, dove sono rimasto chiuso, da solo, per i due mesi successivi.

Ho lasciato un lavoro che amavo pur sapendo che rischiavo di perderlo per sempre. Non era scritto da nessuna parte che avrei avuto l’occasione di tornare a lavorare lì, a fare quello che facevo e con le persone con cui lo facevo. 

Tredici mesi fa ero spaventato e senza lavoro. Nel giro di 5 minuti il mio mondo perfetto era crollato all’improvviso. E per di più era crollato perché io avevo deciso di farlo crollare, spaventato a morte dal Covid. 

A luglio 2020, però, qualcuno ha deciso che forse valeva la pena fidarsi ancora di quel tizio strano che un giorno è scappato all’improvviso per paura di morire e che adesso aveva così tanta voglia di tornare in pista. 

Negli ultimi dodici mesi è cominciata una nuova fase della mia carriera. 

Fino allo scorso anno avevo fatto solo Amici per quasi tre anni. Negli ultimi dodici mesi, invece, ho lavorato a Temptation Island, C’è posta per te, Amici e Uomini e donne.

Fino allo scorso anno non mi sentivo all’altezza del compito che mi era stato affidato e avevo sempre paura di sbagliare. Negli ultimi dodici mesi, invece, ho lavorato con un entusiasmo e una voglia di spaccare il mondo che prima non avevo. E il merito è proprio di quella pandemia che, un giorno di marzo dello scorso anno, mi aveva fatto piombare nel panico più totale. Anche grazie alla pandemia ho capito quanto mi piace il lavoro che faccio e soprattutto ho capito quanto sono bravo nel farlo, anche se in passato qualcuno aveva provato in ogni modo a convincere me e gli altri dell’esatto contrario, chissà poi per quale contorto motivo. 

 Ora si va in ferie per qualche settimana dopo un anno intenso, folle, difficile, entusiasmante. L’anno in cui ho capito che posso fare tutto, ovviamente con tanto impegno e abnegazione.  Qualcuno lo aveva capito prima di me e aveva provato a farmelo capire. Qualcuno ha continuato a crederci anche quando io non ci credevo più e ha richiamato quel tipo strano che, un giorno di marzo, ha messo le sue quattro cose nello zaino ed è scappato, salutando tutti frettolosamente, convinto di avere appena mandato a puttane tre anni di sacrifici e scommesse quotidiane. 

Faccio il lavoro più bello del mondo e non ho la minima intenzione di smettere. 

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